Di cantar la state intera
Preso sol diletto s’ era
Un’ improvvida cicala,
Che stridendo sè la sciala;
E così priva di tutto,
Quando borea spira asciutto,
Non avea pur un granello,
Una mosca, un vermicello;
Quindi andonne alla formica
A pregarla, quale amica,
Che prestarle non sdegnasse
Cibo, almen fin che tornasse
La gentil stagion novella.
Di pagarvi, a lei diss’ ella,
Giuro (e giura un animale.)
Interesse, e capitale:
Ma fu sempre la formica
Ahi! del prestito nemica;
E a dir prese: nella state,
Cara mia, che facevate?
Mentre estate divampava,
Giorno, e notte io mi cantava,
Le rispose quella ardita,
Nè vi spiaccia la mia vita.
Cantavate? oh! sì, mi piace....
Or ballate, e andate in pace.